
L’emozionante sfida di Overland 15 affascina qualunque viaggiatore: incontriamo quel che rimane delle grandi civiltà del passato, al crocevia delle strade carovaniere di un tempo immerse nell’impervio deserto di Taklamakan (“del non ritorno”), dal significato cinese eloquente. Il Viaggio Televisivo si snoda lungo le antiche Vie della Seta che circondano il cuore del Taklamakan, divise tra Nord e Sud: l’itinerario ha inizio a Pechino e, passando da Xi’an, percorre il mitico corridoio di Gansu fino a Kashgar per la Via Sud; poi risale a Urumqi per la pista Nord, visita la Zungaria e torna verso Est attraversando l’Inner Mongolia fino a Qinhuangdao, dove la Grande Muraglia si getta nel Mar Cinese Orientale.
Con il viaggio partito il 16 maggio 2014 raccontiamo l’evoluzione della Cina iniziata 4.000 anni A.C. con l’invenzione della seta, e affermata con l’unificazione dei territori del Nord Ovest per opera dell’Imperatore Qin Shi Huang, Taklamakan compreso, e la fondazione della capitale, l’odierna Xi’an. La scoperta di uno dei più celebri siti archeologici del mondo, i Guerrieri di terracotta che proteggono la tomba di Qin Shi Huang, è l’inizio della nostra avventura. Oltre alle testimonianze storiche e artistiche disseminate nei secoli lungo gli antichi itinerari cinesi della seta, mostriamo il presente in un intreccio indissolubile tra passato e futuro: costatare l’inarrestabile evoluzione moderna, le autostrade asfaltate, i sistemi d’irrigazione all’avanguardia, in netto contrasto con il mondo musulmano che vive ai margini del deserto e lungo le oasi, ci sconvolge non poco.
Ricordiamo Confucio, l’invenzione della carta, la penetrazione del Buddismo, la disfatta della Legione Romana ai confini della Cina forse in cerca dell’origine delle stoffe di seta, e al contempo viviamo in prima persona il cambiamento climatico nel deserto di Taklamakan e le soluzioni tecnologiche per consentire ad un’enorme massa di gente la sopravvivenza in terreni aridi, dove la violenza del vento copre con la sabbia ogni tentativo di sopravvivenza. Una vita rurale sconosciuta e relegata insieme alle minoranze etniche in enormi distese deserte del Nord Ovest cinese, collegato al mondo moderno unicamente in sella ad animali o con mezzi particolari. Senza dimenticare le recenti guerriglie scatenate dai gruppi d’irredentisti, che hanno avuto luogo a Kashgar in dicembre, a Urumqi proprio durante la nostra partenza e a Yecheng pochi giorni dopo il nostro passaggio.
Il team protagonista di Overland è condotto da Beppe e Filippo Tenti, e composto da autisti, operatori tv e una professoressa interprete di cinese: abbiamo modo di conoscerli uno ad uno, e ci sentiamo al loro fianco ascoltando le loro impressioni, guardando con i loro occhi e ammirando con loro la straordinaria evoluzione cinese. Avventura, cultura, modernità, religioni, immensi paesaggi desertici che all’improvviso svelano oasi e giardini fioriti, animali, popolazioni, riti, costumi, bufere e tempeste di vento e sabbia… Questi sono solo assaggi della quindicesima avventura vissuta giorno per giorno al fianco del team di Overland.
La capitale della Cina vive un enorme sviluppo che la porta a essere una delle città più moderne del mondo. Il viaggio di Overland cerca negli anfratti ancora esistenti degli hutong quello che rimane della vecchia Pechino e della sua originale organizzazione sociale. Piazza Tienanmen, con la sua pacifica invasione giornaliera di turisti e visitatori, fa dimenticare a Overland le immagini dell’arrivo nel 1985 con 3 fiat panda in un mare di biciclette e della partenza per Parigi nel 1989 con la Itala, l’ultima manifestazione autorizzata dal governo prima dei fatti di Piazza Tienanmen. E ancora l’arrivo di Overland a Pechino con i tradizionali musoni 6×6 nel 1999 e i ciclisti nel 2005 hanno sancito la trasformazione in atto: a differenza di vent’anni prima, per entrare in bicicletta nella famosa Piazza ormai invasa dalle auto avevamo dovuto ottenere un regolare permesso governativo.
La conferenza internazionale che il governo di Pechino prepara per far conoscere la Via della Seta come meta turistica, commerciale e musicale ci fa sentire a casa con la presenza di cantanti e artisti italiani, e fa da preludio alla nostra visita della città di Xi’an. Con le sue splendide testimonianze di grandezza la città offre ai viaggiatori i Guerrieri di terracotta e la Pagoda dell’Oca selvaggia, e ci vuole ricordare che il Buddismo qui trovò un’espansione facilitata grazie all’enorme quantità di persone coesistenti in un unico territorio, anche se di religioni diverse. Ancora oggi gli islamici intrattengono festosi mercati pieni di risorse culinarie e piccoli commerci. L’inizio della puntata coincide con l’inizio di un viaggio all’insegna delle difficoltà nel corridoio del Gansu fino a Lanzhou, che verrà raggiunta dopo un alternarsi di vallate, scollinamenti, contatti umani con gente locale e la realtà di un territorio in grande fase di evoluzione, principalmente stradale e urbana.
Da Lanzhou, passato il Fiume Giallo, risaliamo il corridoio di Gansu, passaggio obbligato verso l’Ovest tra le ultime dune del deserto dei Gobi a Nord e le montagne innevate del Qilian Shan a Sud. Numerose le testimonianze storico-artistiche, in parte descritte da Marco Polo che qui dimorò circa un anno: il più grande Budda dormiente cinese di Zhangye, la tradizione dei cavalli galoppanti di Wewei, la fortezza del passo di Jiayu eretta dai Ming nel punto terminale della grande Muraglia. La Via della Seta è oggi la via dell’oro nero, come dimostra l’oleodotto che trasporta il petrolio dai pozzi della Zungaria. Non mancherà la documentazione della vita quotidiana con la visita ai pittoreschi e affollati bazar di questa successione di città “oasi”.
La puntata termina con il monastero rupestre di Mogao, ai piedi delle dune di sabbia di Dunhuang: una parete di arenaria lunga un chilometro e mezzo nella quale sono state scavate 400 grotte che offrono 45.000 metri quadrati di affreschi murali. La più alta espressione artistica dell’arte buddista cinese
Alla leggendaria Porta di Giada, lasciamo alle spalle la Cina degli Han ed entriamo in quella degli Uiguri, la popolazione turca di religione islamica che abita il Nord Ovest cinese. Ci aspetta il settore più avventuroso del viaggio: l’esplorazione del bacino endoreico del fiume Tarim che ospita il deserto di Taklamakan con le dune più alte del mondo e le più potenti tempeste di sabbia provocate dal vento torrido del Karaburan. La puntata è interamente dedicata alla pista meridionale della Via della Seta del bacino del Tarim, punteggiata da una serie di importanti Città-Oasi irrigate dalle acque provenienti dai ghiacciai della catena del Kunlun: attraverseremo e visiteremo Quiemo, Yutian, Ruoqiang e Hotan.
Hotan è stato uno dei primi regni buddisti dell’Asia, luogo di scambio di beni ma anche di tecnologie, filosofie e religioni. Abbiamo documentato soprattutto la vita quotidiana della popolazione uigura e le sue attività economiche, legate all’artigianato di coltelli, seta e giada.
Il viaggio sulla Via della Seta Sud continua da Hotan per terminare a Kashgar, anticamente considerata la città con il più grande mercato all’aperto del Mondo allora conosciuto. Tutte le carovane passavano da questo luogo che Marco Polo definì l’oasi della frutta. Lo straordinario bazar, che fino a pochi anni fa era all’aperto, oggi è relegato in un padiglione coperto circondato da immensi palazzi e strade a 4 corsie. Da Kashgar inizia il ramo Nord della Via della Seta che ci condurrà a Turpan in un alternarsi di strada nuova, città moderne e pezzi dell’antica pista con ruderi delle antiche abitazioni ormai abbandonate.
Aksu e Korla sono le due realtà moderne che precedono la depressione di Turpan, dove la spedizione ritrova il passato storico della Via della Seta e la fiorente agricoltura così com’era nei secoli passati grazie ai qanat scavati sotto terra, che collegavano i pozzi predisposti per raggiungere l’acqua che le montagne tutt’intorno fanno scorrere da millenni nel bacino del Tarim.
Raggiunta Urumqi, capoluogo della Regione Autonoma del Xinjiang, l’attenzione è rivolta alla popolazione che vive in questa zona di Cina, prevalentemente di religione e cultura musulmana. Pur essendo gli Han in maggioranza, gli Uiguri insistono per ottenere uno Stato a se stante. Il museo di Urumqi contiene mummie risalenti alla migrazione dei Tocari arrivati dal Nord Europa e dalla Siberia tra il 4000 e il 3000 a.C. Questa zona è attraversata dall’antica Via della Seta detta della Zungaria, nome derivato dagli Zungari dopo la loro migrazione dalla Mongolia. Il viaggio prosegue nel territorio a Nord di Urumqi e l’incontro con migliaia di pozzi di estrazione del petrolio conferma una delle tante motivazioni che determinano l’interesse del Governo Cinese per tutta la regione.
Il viaggio incontra la catena dei Monti Altai e giunge nell’omonima cittadina, dove 800 anni fa Fra Giovanni da Pian del Carpine era passato nel suo viaggio diretto a Karakorum, capitale della popolazione mongola che a quel tempo era stata unita dal grande Gengis Khan.
I Monti Altai ci riservano foreste, tende kazake, animali al pascolo, minoranze etniche siberiane e mongole, e come sempre i cinesi Han che stanno occupando tutti i posti chiave delle organizzazioni statali. E gli Uiguri, gli antichi abitanti del territorio? Rimangono accentrati nelle grandi città e si dedicano principalmente al commercio e alla conduzione della famiglia: musulmani convinti e praticanti, rappresentano una spina nel fianco del Governo cinese. La Riserva Naturale di Kanas, con il meraviglioso omonimo lago, è trasformata in una sorta di Svizzera cinese, talmente identiche sono le costruzioni immerse nelle vaste pinete.
Pioggia e poi ancora pioggia, miracolo nel deserto che però non rallegra i partecipanti del viaggio. Alcune particolari situazioni turistiche ci ricordano che i Cinesi sono grandi organizzatori, ma poco ecologici. L’interminabile corsa verso il corridoio del Gansu termina a Jiayuguan, che ci ospita per una notte. Da qui proseguendo a Nord raggiungeremo l’Inner Mongolia nell’ultima puntata.
Passata la Grande Muraglia, che troveremo ancora una volta alla fine del nostro viaggio, saliamo la strada che ci porta in Inner Mongolia. La prima cittadina rivela quanta cura abbiano dato i cinesi alla pulizia e al decoro dei locali adibiti a ristorante, mentre la notte passata al campo ci consente di godere l’atmosfera primordiale della vita all’aperto. Proseguiamo lungo una strada tracciata tra le sabbie del deserto di Badain Jaran. La Mongolia presenta il suo aspetto più noto ma anche più sconvolgente: in una sola vallata si sono contate ben 49 centrali elettriche a carbone, un inquinamento pazzesco che non turba la laboriosità dei cittadini. Il Mausoleo di Gengis Khan racchiude la storia di questo grande personaggio storico, che tanta importanza ha avuto nel passato della Cina, mentre il monastero taoista Wudang rivela l’aspetto religioso buddista della popolazione. L’incontro con i Monaci e l’intervista al responsabile dell’intero complesso monastico rappresentano uno dei momenti di attualità più interessanti del programma. La capitale dell’Inner Mongolia, Hohhot, è un compendio di ricchezze architettoniche e urbanistiche di affascinante bellezza, ma è la popolazione il suo punto più brillante e amabile.
La puntata e l’avventura televisiva si concludono a Qinhuangdao, dove la Grande Muraglia nasce dal mare, iniziando il suo lungo e tormentato percorso che per millenni ha rappresentato l’emblema della Cina.