chris stephensL’ambasciatore per gli Stati Uniti in Libia, Chris Stevens, è stato ucciso insieme a due marine e a un agente dei servizi segreti, Sean Smith, in un agguato successivo a degli episodi di protesta portati avanti nei pressi dell’ambasciata Usa. La dinamica dei fatti non è ancora e restano ancora diversi punti da spiegare.

In primo luogo, le fonti dell’intelligence si dividono sugli autori e le cause dell’attacco. Da un lato, si pensa che la protesta sia esplosa, per poi tramutarsi in tragedia, a causa dell’uscita di un film anti islamico prodotto negli Stati Uniti da un ebreo israelo-statunitense; dall’altro, invece, la colpa viene attribuita ad Al-Qaeda, che avrebbe così vendicato l’uccisione di Abu Yaya, il numero due dell’organizzazione, occorsa circa due mesi fa.

Quello che invece sembra confermato è l’utilizzo di missili lancia granate, una delle quali avrebbe colpito in modo fatale l’auto su sui viaggiavano l’ambasciatore Stevens e un’altra vittima. Le due rimanenti sarebbero state coinvolte mortalmente in uno scontro a fuoco avvenuto poco dopo, in un’abitazione considerata sicura, nella quale era stato trasportato il personale dell’ambasciata, prima di essere prelevato dalle forze armate statunitensi. Da qui nasce il sospetto che non siano stati i manifestanti ad agire: la dinamica, infatti, sembra orchestrata ad hoc, con fuoco e fiamme procurati all’interno dell’ambasciata, per fare uscire tutti fuori, diventando così bersagli più semplici da colpire, e poi con un attacco mirato. L’utilizzo di queste armi, tra l’altro, sarebbe assolutamente nuovo per una simile protesta, visto che richiede mani esperte e la cui reperibilità non è di certo all’ordine del giorno.