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Nobel per la Pace, premiate tre donne africane

il premio Nobel per la Pace è andato a tre donne: la presidente liberiana Ellen Johnsonn Sirelaf, la connazionale Leymah Gbowee e la yemenita KarmanQuest’anno il premio Nobel per la Pace è andato a tre donne: la presidente liberiana Ellen Johnsonn Sirelaf, la connazionale Leymah Gbowee (attiva nella protesta contro la guerra civile in Liberia) e la yemenita Karman. La scelta dell’assemblea norvegese ha puntato a esaltare il ruolo femminile soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Andiamo con ordine per rendere omaggio alle tre vincitrici.

Ellen Johnsonn Sirelaf era candidata alla vittoria: è stata la prima donna presidente di uno stato africano, è da molti considerata un "simbolo della nuova Africa". Non tutti però erano d’accordo con la sua proclamazione: nel 1990 favorì infatti la sanguinaria ribellione condotta da Charles Taylor contro il presidente Doe, per poi presentarsi alle elezioni come avversaria dello stesso Taylor sette anni dopo. In passato era stata anche condannata a dieci anni di carcere dal regime di Doe ma venne liberata dietro l’obbligo di espatriare negli USA. Qui ebbe incarichi di responsabilità presso la Banca Mondiale (anche questo secondo Maso Notarianni di Emergency sarebbe incompatibile con il Nobel per la Pace). Leymah Gbowee è stata invece la promotrice del famoso “sciopero del sesso” per mettere fine alla guerra civili in Liberia nel 2003. Detta anche “la rossa” per via della sua pelle chiara, la Gbowee ha da poco pubblicato una autobiografia, «Mighty Be Our Powers: How Sisterhood, Prayer, and Sex Changed a Nation at War» («I nostri poteri: le comunità di donne, la preghiera e il sesso che hanno cambiato una nazione in guerra»). Tawakkol Karman è in assoluto una delle più giovani vincitrici del Nobel per la Pace. Ha appena 32 anni, ma è già leader della protesta femminile in Yemen per la tutela dei diritti umani. E’ una giornalista e ha fondato l’associazione «Giornaliste senza catene». Ad inizio anno fu arrestata ma poi rilasciata perché migliaia di persone erano scese in piazza per difenderla.

 

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