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Diario di viaggio

6 Settembre 07 - Ulaan Bataar km 15712 d. m. n.

Oggi io riposo nel cortile del grande albergo Mongolia. I partecipanti sono andati a vedere il tempio più noto e famoso della Mongolia. Hanno visto Budda Sakiamuni alto almeno 25 metri tutto ricoperto di polvere d’oro. Due monaci segnano il tempo passato che non ritornerà più. 70 anni di interventi russi hanno lasciato una traccia profonda anche nella popolazione buddista. C’è il desiderio di esser buddisti ma le ferree regole monastiche degli scorsi secoli sono sparite e conseguentemente anche il fervore religioso. Poi c’è la visita di un negozio che vende tessuti di cachemire. Cose belle e non costose. Gianni finalmente trova il cappello dei guerrieri mongoli che sua moglie gli ha ordinato. Rocco e Luciano passano la giornata a rimettere in sesto la Itala che incomincia ad avere 100 e passa anni. Speriamo bene. Fa freddo quando vanno a dormire. Per noi è normale passare la notte fuori al freddo.

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5 Settembre 07 - Secret History-Ulaan Bataar km 15712

La partenza è un po’ complessa per la presenza del gruppetto francese che ha il risveglio alla medesima ora. Poi la strada si fa diritta e scorrevole, a tratti ondulata. Mi prendo l’incarico di arrivare in anticipo alla Ambasciata Cinese per i passaporti che necessitano di visto d’ingresso. Coda in città, coda in Ambasciata.
Arriva il gruppo scortato dalla polizia. L’hotel è stupendo, in stile Mongolo ed è fuori della città. Siamo appena arrivati e già partiamo per il luogo scelto per il pranzo e per la conferenza stampa. Grande abbuffata. Poi i fotografi, i giornalisti, la chiacchierata in Italiano-Inglese-Mongolo e viceversa. Cosa scriveranno è un mistero.
Pomeriggio glorioso per me, l’Itala e i mezzi Iveco tutti schierati nella piazza principale davanti al Parlamento e alla statua di Gengis Khan. Sul palco i presentatori chiamano i partecipanti italiani che salgono sul palco per una amabile chiacchierata con l’intervento dell’interprete. La piazza rumoreggia. Arriva una macchina nera, il sindaco in persona sale sul palco e ringrazia gli intervenuti. Beppe invita il sindaco sull’Itala e la “piazza” segue con interesse il giro. Nel sedile posteriore c’è la stupenda proprietaria della Royal Mongol Expedition. Il giro finisce tra gli applausi. Incomincia sul palco la sfilata in nostro onore di artisti, suonatori e complessi musicali. Veramente una bella festa rallegrata da stupendi costumi. Poi tutto finisce anche per me. Non per i partecipanti che devono obbligatoriamente cenare anche questa sera.

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4 Settembre 07 - Armabayasgalant-Secret History km 15534

Proprio il posto ideale per riposarsi. Prati, colline a perdita d’occhio,Ger di nomadi sparse un po’ ovunque. Una mandria di cavalli sta transitando vicino al nostro campo:saranno due o trecento. Le Ger del nostro campo dove dormono i partecipanti sono una quarantina, poi c’è la casetta per la cucina, il tettuccio colorato di rosso blu e verde con sotto un tavolo e una panchina tutt’attorno. La casetta in mattoni con i bagni e i servizi. C’è proprio tutto. In ogni Ger ci sono 3 letti disposti contro le pareti e una stufa in centro. Il tettuccio è a forma di tronco di cono, da dove esce e entra l’aria. Poi la porta gialla o rossa bassa che per entrare bisogna abbassare la testa. Completano la Ger un pavimento in legno di un caldo rosso, pulito e lucido. L’intera struttura circolare è sostenuta da un reticolato di legno sul quale sono appoggiate e fissate le pareti e il tetto in robusta stoffa ben impermeabilizzata e coibentata. Nella mensa elegante e pulita è stata servita la cena e la colazione. C’è fermento questa mattina. Io sono sporchissima ma nessuno se ne occupa. Tanto di polvere ce n’è in ogni dove. Partiamo per la visita del monastero che è a 8km. La strada è la continuazione di quella di ieri sera; taglia dritta la pianura, c’è qualche avvallamento e 3 guadi. L’acqua non è profonda e passo divertita dall’altro lato. Tende Ger dei nomadi da tutte le parti. Cavalli, mucche, pecore, capre, poi …….marmotte, topolini e l’aquila che volteggia alla ricerca della preda. I prati verdi pieni di fiori sono lo spettacolo che i monaci vedono tutti i giorni affacciandosi alla balconata. Il monastero è una costruzione in legno lunga almeno 60 metri, larga 25 e alta 2/3 piani. L’interno come tutti i luoghi di preghiera riporta le icone del pantheon buddista.
Il monaco che spiega vive qui da molto tempo gli altri sono certamente in viaggio per la questua. Proprio un bel luogo di meditazione e preghiera. Fuori dal recinto attendo che i partecipanti abbiano terminato la loro visita. Arriva anche Itala che come tutte le mattine ha bisogno di una particolare manutenzione.
Il nostro viaggio prosegue. Ripercorro in discesa quello che ho risalito durante la notte, non c’è polvere. Ha iniziato piovere e questo ci facilita. Poi una lunga strada asfaltata ci porta a Secret History. Il luogo dove passiamo la notte, un altro campo di Ger con una struttura in legno che ci ospita per la notte in compagnia di un gruppo di francesi che compiono il giro Parigi Pechino Parigi con macchine vecchie di 50 anni. Una bella serata di allegria.

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3 Settembre 07 - Kyakhta-Amarbayasgalant 152078km

La Mongolia è vicina. C’è un ostacolo da passare:la frontiera. Io passo con la Itala senza problema ma il grave deve ancora succedere. All’EuroCargo sento dire che è sparito il passaporto filigranato di ingresso in Russia. Il camion non può uscire è già pomeriggio inoltrato quando la pazienza e l’esperienza di Beppe piegano la solerte burocrazia Russa.Tutti via verso la Mongolia. Facile l’uscita e buona la strada. Ecco una stele votiva buddista. L’arco inevitabile in ogni paese, in ogni gruppo di case, di colore rosso con le “volute” sugli spigoli e gli inevitabili segni della fortuna. Una grande statua di Budda troneggia su una collina circondata da altre steli bianche. La pianura è a volte mossa da leggere ondulazione a volte compressa da ampie colline. Cavalli al pascolo, mandrie di mucche, e greggi di capre e pecore. Le famose capre che producono preziosissima la lana pashmina. La notte arriva con un cielo biancastro. Le poche stelle spariscono e arriva anche la strada sterrata: polvere, avvallamenti, un percorso da fuoristrada. Io sono stata creata non per questo terreno. Mi sento ugualmente sicura e c’è una particolarità: sono larga quanto metà dei camion che passando lasciano due profonde tracce sotto le loro ruote. Io le mie scarpe le metto sulla gobba di sinistra o di destra e l’altra sulla gobba dove le ruote dei camion non passano, l’erba è alta e mi aiuta andare via veloce senza raschiare il fondo. Entro ed esco dalle buche con agilità sorprendente. Sono un Diesel da corsa!!! Questo me lo riconoscono tutti quelli della spedizione. Siamo arrivati al campo di Yurte che qui chiamano Ger. Siamo i soli presenti a gustare la cena il vino e l’aria fresca. Un meritato riposo nel silenzio assoluto chiude una lunga giornata.

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2 Settembre 07 - Ulan Ude- Kyakhta 15019km

La grande testa di Lenin troneggia nella piazza centrale di Ulan Ude. È la più grande del Mondo. Doveroso documentare questo ormai dimenticato personaggio dello scorso secolo. La campagna è cambiata. Vedo colline estendersi fino alle montagne che si alzano all’orizzonte. Ma la foresta non c’è più e i campi sono poco coltivati. Percorro la strada vedendo persone che non avevo ancora incontrato. Sono i Buriati e questa zona è la Buriazia. Qui la religione è Buddista e un monastero miracolosamente risparmiato dalla distruzione staliniana raccoglie il fervore religioso di questa popolazione. Qualche collina coperta di pini ci ricorda la taiga siberiana alla quale ci eravamo affezionati. Alt. Passaporti. Siamo in vicinanza della frontiera. Una base militare smisurata racchiude nel suo interno migliaia di carri armati e migliaia di soldati che la guerra per ora non la fanno e che speriamo tutti non la faranno più da nessuna parte.
L’ultima notte in Russia, anzi in Buriazia la passo in un parcheggio custodito. I viaggiatori alloggiano in un hotel che ha più le sembianze di una vecchia pensioncina della Belle Epoque. Domani entriamo in Mongolia.

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