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Diario di viaggio

11 Settembre 07 - Ulaan Bataar – Baga Gazriin Chu Luu km 16824

La giornata inizia malissimo. Sono ferma da molto tempo e sento dire che c’è una discussione per un danno provocato accidentalmente del camion di Angelo che entrando nel parcheggio del cortile ha scheggiato la trave posta a sostegno dell’arco di trionfo all’ingresso. Chiedono 5000$ poi 3000 infine il manager vista la scheggia assolutamente banale decide di fare 50% a noi 50% all’albergo. Davanti alla reception mentre viene emessa la fattura da pagare, Beppe dice all’operatore video di riprendere la scena, poi dice al manager che è tutto documentato e che in televisione parlerà molto male dell’hotel. La fattura viene rotta e la carta di credito restituita, scambio di bigliettini da visita e…baci e abbracci. Forza della televisione.
Ha inizio il percorso fuori da ogni logica.
Oggi abbiamo due dorsali rocciosi da passare mi sento tranquilla ma so che i percoli sono molti. Cammelli, capre, pecore. Sassi poi ancora sassi, ghiaia, curve, lunghe tirate diritte su pista poi si sale velocemente e ripidamente, giù da una sponda ghiaiosa..ahi!Mi sento svenire e mi fermo. La mia scarpa anteriore sinistra è andata in pezzi. È necessario cambiarla. Eccone una nuova. Riparto. Corro veloce anche se sono ultima. Arriva la notte con tutte le sue problematiche. Ci smarriamo in un dedalo di stradine. Io seguo quanto mi viene ripetuto per radio. A vote sassi nascosti creano dei graffi nel sotto della mia carrozzeria. Ma verso mezzanotte tutto si ferma. Arriviamo in un grande campo di Ger, dove passiamo la notte. Molta fatica per tutti. Un po’ di nervosismo regna nell’aria. Domani è un altro giorno.

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9 Settembre 07 - Karakoram – Khustai km 16448

Partenza mattutina, vedo per la prima volta la nebbia. Poco da dire per i primi 250km. È la stessa strada dell’andata: buche, polvere, cunette, erbe, asfalto, strada interrotta, strada in costruzione. Ormai più nulla rappresenta una novità. Una svolta a destra e comincio a salire più in alto sempre più in alto. Stiamo andando in una valle dove si spera di trovare i cavalli selvaggi. Finalmente arrivo all’accampamento. Due ore di luce per fare manutenzione ai mezzi. I partecipanti partano verso sera partono su due mezzi Iveco per raggiungere la zona indicata dalle guide per trovare i cavalli selvaggi. Nell’oscurità della notte, i cavalli selvaggi si vedono vicino alle pozze d’acqua o nel fondo della vallata. È così che li hanno fotografati. Beppe il fotografo sta poco bene. Lascia il campo tendato e viene accompagnato a Ulaan Bataar. Speriamo domani sia una giornata migliore per lui.

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8 Settembre 07 - Bayangobi – Karakoram km 16149 d. m. n.

La Itala riparte e anch’io la seguo baldanzosa come sempre. Dopo la prima parte scivolosa e tormentata un nastro d’asfalto ci porta nei luoghi della antica capitale dell’impero Mongolo. Io sono ferma per molte ore fuori dalle mura del monastero che è stato costruito con i materiali della città di Karakoram distrutta in più riprese dai cinesi durante la loro conquista del territorio. Incredibile che tra il 1200 e il 1300 DC una popolazione che ora si conta in 2.700.000 persone abbia imposto la propria forza ad una popolazione che ora conta 1.350.000.000 persone. Della grande città di Karakoram che fu la capitale mongola fino al suo trasferimento a Pechino, rimangono alcuni massi di pietra che rappresentano una tartaruga simbolo della longevità. Bancarelle di venditori ambulanti fuori al tempio. La pianura che spazia all’infinito. In lontananza industrie smantellate, catapecchie tipo favelas venezuelane, qualche Ger abitata da mongoli, ma le rimanenti case sono residui della “protezione”russa che ha lasciato solo sporcizia e disordine. La mongolia si sta evolvendo in positivo. Trasporti che verranno facilitati con l’apertura di nuove strade. Popolazione volitiva e laboriosa. Una immensa ricchezza su tutto il territorio fatta da pastori e 30 milioni di capi di bestiame. Parco macchine in aumento tutte nuove e a 4 ruote motrici. Tanta vitalità che ha il suo fondamento in una religione la Buddista, che rende merito all’uomo sua alla vita terrena, al piacere di vivere in pace.
Lo dimostra il monastero davanti il quale siamo fermi, pieno di pellegrini oranti che girano in senso orario intorno le mura con in mano i Mantra della preghiera ad ogni pilastro che sorregge uno Stupa, la fronte del pellegrino tocca il muro e così per tutto il perimetro del Tempio. 108 sono i momenti di raccoglimento tanti quanti sono i Gompa. All’interno del monastero alcuni mulini della preghiera vengono fatti ruotare in senso orario come pure è in senso orario il percorso a piedi. Parecchi templi nell’interno segnano i luoghi massimi di preghiera.
Statue del Budda nelle più svariate raffigurazioni dominano l’interno. Ori, drappi di broccato e mille altre rappresentazioni religiose, fanno di questo luogo il massimo momento spirituale dei mongoli. Una moltitudine di monaci bambini pregano salmodiando e leggendo su testi sacri in una cantilena ritmica assordante e coinvolgente. Un rullo di tamburi, un frastuono di trombe copre ogni rumore. Poi tutto torna come prima e noi lasciamo questo luogo di preghiera per raggiungere il campo dove passeremo la notte. Sento Beppe dire che probabilmente Gengis Khan si sta rivoltando nella tomba non ancora trovata. La sua reggia distrutta, il suo impero sopraffatto, la sua popolazione dispersa e dedita soprattutto al belvivere. Altro ce guerrieri!! Forse ne rimane uno che rappresenta lo spirito di Gengis Khan. Qui al campo dove dormiamo è arrivato il proprietario osannato in tutta la Mongolia. È il campione mondiale di Sumo che ha battuto l’eroe nazionale giapponese in un epico incontro. Un ragazzone enorme con i capelli lunghi raggruppati a ciuffo in centro testa che viaggia su un Hammer di dimensioni ciclopiche.

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7 Settembre 07 - Ulaan Bataar – Bayangobi km 15992 d. m. n.

È mattina presto. La giornata si presenta difficile e lunga. Incomincio viaggiare nel traffico ma ormai so che dura poco. Tra breve saremo in zona di colline, pascoli per animali polvere salti colpi contraccolpi. Sarà una dura sfida. E così è. Attraversiamo la ferrovia ad un binario che da Ulan Ude scende fino a Pechino. C’è un enorme cantiere. La nuova strada è in costruzione tra qualche anno si andrà a Karakoram su comoda strada asfaltata. Ora è un delirio di salti, buche, polvere, profondi solchi lasciati dai camion cha da anni percorrono questa pista spostandola a piacere. Qui è tutto prato ma ci sono gli avvallamenti nascosti che possono essere fatali per noi che abbiamo invece delle scarpe le ruote. A mezzogiorno ci fermiamo su un prato. Un breve spuntino per i partecipanti un po’ di riposo per me. La Itala viaggia bene ma corre rischi seri se i piloti sbagliano una manovra. Poi la strada riprende per molti silometri ancora. Finalmente un po’ di asfalto. Ecco nuovamente la terribile pista. Poi ancora asfalto per 30 km. Mancano 6 km al campo di questa sera. Siamo arrivati…forse!! Questi ultimi 6 km sono infernali. La polvere impalpabile alta come tutta la pista. Un paio di volte mi arresto di colpo. Poi con uno scatto esco ma è proprio difficile. La cena in una grande Ger e la riunione che prevede dei sostanziali cambiamenti nel percorso. Almeno per la Itala. Vedremo domani.

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