La trentesima frontiera attraversata dalla partenza del 3 gennaio porta Overland 12 nell’ennesima zona calda. L’Uganda, infatti, è la base operativa di uno dei gruppi armati più violenti e sanguinari del continente: la Lord’s Resistance Army – l’Esercito di Resistenza del Signore – è un esercito irregolare composto quasi interamente da bambini, che da decenni semina violenza e devastazione tanto in Uganda come nei paesi circostanti.

Nel 1979 l’esercito della Tanzania interveniva in Uganda per porre fine alla dittatura di Idi Amin Dada, il folle autoproclamatosi “Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare” e responsabile della morte di circa trecentomila compatrioti. L’instabilità politica che seguì favorì l’ascesa di vari gruppi di ribelli, come la Lord’s Resistance Army di Joseph Kony: un medium ciarlatano che dal 1987 combatte per sostituire la Costituzione ugandese con i Dieci Comandamenti dell’Antico Testamento.

La sua strategia di reclutamento è semplice e agghiacciante: con il suo gruppo di fedelissimi rastrella villaggio dopo villaggio, sequestrando i bambini e costringendoli ad uccidere i propri genitori; non avendo più una famiglia dalla quale tornare, questi bambini sono obbligati ad entrare fra le fila dell’esercito personale di Kony, trasformandosi da vittime in carnefici. Una strategia brutale ma tristemente efficace: i bambini dell’Uganda settentrionale sono diventati una rinnovabile e quindi illimitata fonte di potenziali soldati a basso costo, costretti a compiere atti di una violenza disumana. Il governo ugandese tenta da ventitré anni di eradicare questa piaga, a volte con misure draconiane, ma non ha ancora ottenuto un successo definitivo: nel dicembre 2009, ad esempio, l’LRA ha attaccato un villaggio nel vicino Congo, massacrando 321 civili a colpi d’ascia e machete e sequestrando 80 bambini.

Anche l’operato delle istituzioni ufficiali, pur non arrivando ai livelli di crudeltà dell’LRA, desta una notevole preoccupazione sotto il profilo dei diritti umani. Dall’ottobre del 2009 il Parlamento sta tentando di approvare una legge contro l’omosessualità, che diventerebbe punibile con l’ergastolo, o addirittura con la morte se uno dei partner è sieropositivo o recidivo; la legge comporterebbe l’obbligo a tutta la società civile di denunciare i sospetti omosessuali. La risposta della comunità internazionale non si è fatta attendere: dopo l’intervento del Presidente degli Stati Uniti il Governo ugandese ha preso le distanze dal disegno di legge, che porterebbe l’Uganda più verso un redivivo Medioevo che verso il tanto anelato progresso.

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Overland 12 prosegue la sua corsa verso nord: tornate a trovarci per l’approfondimento sul Kenya, quart’ultimo paese sulla rotta della spedizione.

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