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Bike sharing: Italia fanalino di coda

bike sharingQuella del bike sharing è una iniziativa ecologica che coinvolge migliaia di città in tutto il mondo, ma purtroppo l'Italia manca clamorosamente all'appello nell'elenco stilato dall'Institute for transportation and development policy di New York.

A guidare questa particolare classifica sono città europee e americane, tanto che nei primi sette posti troviamo, nell'ordine, Barcellona, Lione, Città del Messico, Montreal, New York, Parigi e Rio de Janeiro.

La filosofia alla base della condivisione di biciclette (bike sharing) si pone come obiettivo il raggiungimento benefici per la salute delle persone e per l'ambiente: più attività fisica e meno inquinamento. La ricerca condotta dall'istituto statunitense, che ha portato alla redazione della guida "The bike share planning guide", descrive il servizio di bike sharing come un servizio utile a risolvere un problema molto importante per chi si sposta con mezzi pubblici per arrivare in città e vuole evitare il traffico per raggiungere il proprio posto di lavoro. Ad esempio, chi utilizza autobus o treni, può usufruire del bike sharing per coprire l'ultimo tratto di strada per arrivare al lavoro, evitando il traffico e risparmiando.

La condivisione di biciclette è infatti ideale per spostamenti rapidi e brevi, concentrati nei centri cittadini; in questo modo è possibile ridurre il volume di mezzi a motore e di conseguenza la quantità di emissioni di CO2 nell'atmosfera. La sconfortante assenza dell'Italia nella classifica delle città più virtuose per quanto riguarda i bike sharing, è emblematica dell'attuale livello di sensibilità nazionale nei confronti dell'ambiente. Negli ultimi anni, soprattutto nelle piccole città costiere, la costruzione di piste ciclabili sta rendendo le biciclette mezzi di locomozione utilizzati quotidianamente; ma questo è ancora poco, perché città come Milano o Roma risultano ancora off limits (dal punto di vista delle infrastrutture e della sicurezza dei ciclisti) per turisti e residenti.