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Diario 27 - Nel cuore della Foresta di Gola

Overland20 diario 26

Foto di ©Francesco Sangalli - overland.org 

Ci svegliamo alle 8 del mattino con poche ore di sonno alle spalle: oltre all’essere andati a letto molto tardi per scaricare tutte le clip, il condizionatore era rotto, cosicché la camera è diventata praticamente un forno. Mentre facciamo colazione sentiamo un signore di un tavolo vicino parlare in italiano al telefono con la moglie: “Oh ma lo sai chi c’è di fianco a me? Quelli di Overland! Ricordi?”.

Subito Beppe comincia dunque a parlarci, chiedendogli come si chiami e come sia arrivato qui. É direttore di un’impresa di import export preziosi qui in Sierra Leone, e ha tante storie così interessanti sul suo lavoro che decidiamo di intervistarlo: ne sentirete delle belle nelle puntate di Overland 20 quando verranno messe in onda!

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Lasciamo l’albergo e ci dirigiamo alla stazione di servizio per fare un po’ di carburante, mentre Filippo va in un ufficio non troppo lontano per organizzare il nostro prossimo pernottamento. Mentre aspettiamo ne approfittiamo per mangiare velocemente un panino tonno e pomodoro e interagiamo con alcune persone locali incuriosite dai nostri mezzi arancioni. Dopo un attesa non molto breve ci muoviamo finalmente verso la foresta tropicale di Gola, dentro cui campeggeremo (Filippo stava per l’appunto chiedendo tutti i permessi).

Lungo la strada veniamo però rallentati da un incredibile contrattempo: la traccia sterrata che stiamo seguendo ad un certo punto viene interamente occupata da una grande folla di persone. Non capiamo bene cosa stia succedendo fino a quando la folla si apre e, meraviglia! Un uomo completamente travestito arriva danzando circondato da una decina di ragazzi mezzi nudi che danzano a loro volta, il tutto di fronte a due ali di ragazzini con sciarpa e capello di lana: stiamo assistendo (increduli) ad un rito di iniziazione locale, è il momento in cui questi bambini diventano uomini, entrando così nell’età adulta e nella vita della comunità.

L’uomo travestito con maschera e costume si sdraia sul cofano dell’Amarok, primo mezzo della nostra carovana, bloccandoci del tutto, per poi cominciare a danzare con foga davanti a tutti noi, mentre l’intera folla canta ritmicamente la stessa melodia con piccole variazioni di ritmo e tonalità. Nella penombra della sera illuminato dai fanali dei nostri veicoli, questo rito vecchio di chissà quanti anni ci fa immergere ci colpo nell’Africa vera: non le città, non i villaggi turistici, i safari o le visite guidate, ma l’assistere a questi veri riti secolari fondamentali nella vita di culture per certi versi totalmente diverse dalla nostra. Ne rimaniamo totalmente affascinati, ammiriamo le fibre naturali che intrecciate compongono il travestimento muoversi svolazzando ad ogni giravolta, oppure anche sobbalzare quando l’uomo all’interno del costume, completamente ripiegato su sé stesso, picchia un solo piede al suolo mentre tiene l’altra gamba piegata. Attorno a lui corrono danzando una decina di ragazzi mezzi nudi che sventolano strumenti molto simili a delle fionde (ma non riusciamo a capire esattamente cosa siano). Ci sembra insomma di essere stati catapultati all’improvviso nei diari dei primi esploratori europei che si lanciavano nelle profondità delle foreste africane.

Superiamo (dopo un bel po’) questo spettacolo incredibile per coprire, ormai completamente al buio, gli ultimi chilometri che ci separano dal luogo prescelto per il nostro accampamento. Arrivati a destinazione posizioniamo i veicoli a cerchio per creare una barriera tra noi e la foresta circostante, piantando le tende al centro. Crolliamo sfiniti. Ancora una volta questo viaggio ha prosciugato le nostre energie, ma le sorprese e gli spettacoli che ci sta offrendo sono tali che non possiamo essere più che felici di tutto ciò che stiamo vivendo.