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Beppe Tenti

Beppe TentiDeus ex machina di Overland. Fondatore nel 1967 del Tour Operator e Agenzia Viaggi che oggi si chiama Adventure Overland, leader nel settore dei viaggi-avventura dal Nord Europa alla Patagonia, dalla punta del Kilimanjaro ai misteriosi regni himalayani. I suoi viaggi portano migliaia di appassionati alla scoperta degli angoli più remoti della Terra. Dagli anni Ottanta all'attività strettamente turistica affianca l'organizzazione di eventi speciali. Come le salite del celebre alpinista Reinhold Messner ai quattordici Ottomila himalayani. La Marco Polo Expedition , da Venezia e Pechino sulle orme del viaggiatore veneziano (con tre Fiat Panda ed un mezzo Iveco). La riedizione del leggendario Raid Pechino-Parigi del 1907, riproposta ad ottant"anni di distanza con la stessa vecchia auto Itala vincitrice dell'edizione d'inizio secolo.

Ottiene grande popolarità con Overland, programma televisivo in onda su RAI1 dal 1996. Con cui contribuisce alla riscoperta delle quattro ruote in un mondo appiattito dai jet. Dopo la prima, memorabile spedizione da Roma a New York via terra, passando per Siberia, Stretto di Bering, Alaska e Canada, gli inconfondibili quattro camion arancioni Iveco hanno viaggiato sulle strade, spesso inaccessibili, di tutto il mondo. Nel tempo sono stati usati anche altri mezzi come biciclette, moto, utilitarie, auto d'epoca, fuoristrada, veicoli elettrici a guida semiautonoma. Tutte imprese che valgono al programma numerosi riconoscimenti, tra cui il 32° Premio Saint Vincent di Giornalismo. Overland si fa inoltre portabandiera della Convenzione dei Diritti dei Bambini, il documento internazionale cui aderiscono moltissimi Paesi al mondo.

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Beppe Tenti ripercorre le tappe che lo hanno portato a ideare e realizzare il progetto Overland. Da Messner alla spedizione Marco Polo. Aneddoti e curiosità.

Quando e come è nata la passione per i viaggi avventurosi?

Da quando ho smesso di fare l'impresario edile nel 1967. A quel tempo la mia dimensione era costruire e sopravvivere. Ma dopo il viaggio al Kilimangiaro fatto con 58 amici del Cai di Torino mi sono trovato in un altro mondo. E ho capito che la mia dimensione mentale mi portava a cercare, attraverso i viaggi, la conoscenza di uomini, paesaggi, montagne, boschi, deserti, abitudini, culture, architetture, urbanizzazioni. Tutto quello che è il patrimonio dell'uomo. Poter viaggiare, dal punto di vista umano, offre un'apertura mentale. Anche i miei figli - che mi hanno accompagnato nei miei viaggi fin da piccoli - hanno subito capito che c'è una differenza tra un uomo e un albero, ma non tra un uomo bianco e uno nero. Viaggiando - quasi sempre a piedi, a cavallo o in barca - ho capito che potevo comprendere le persone e mi sono fatto un notevole patrimonio di ricchezza interiore ed esperienza. E, anche in virtù della mentalità acquisita nell'edilizia dove da un prato improvvisamente può nascere un grattacielo, ho applicato tutto nel turismo e nei viaggi.

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E l'idea di realizzare Overland?

Overland è un punto di partenza. Dal 1967 sono andato avanti venti anni a portare gente in giro. Poi molti hanno cominciato a copiare i miei programmi e questo mi ha creato problemi economici perché non potevo pagarmi neanche le spese. Il concetto di girare il mondo per apprendere mi ha però sempre portato a evolvermi. Così quando ho visto che mi copiavano ho cercato di fare altro. Ho cominciato a organizzare viaggi-avventura usando il mezzo televisivo e a produrre filmati intorno al 1982 (vedi pt 1, 2, 3 di Overland13). Ho fatto la controfigura del Marco Polo televisivo, che la Rai girava con Giuliano Montaldo, incaricandomi della seconda troupe. Coordinando e cercando infrastrutture povere come tende, casseruole, muli, cavalli, portatori, pali, mezzi che potevano far attraversare zone non conosciute a persone che mai le avrebbero potute conoscere. Da lì, applicando il mezzo televisivo ai miei viaggi, più nessuno mi ha fatto concorrenza. Ho cominciato quindi a inventarmi, sotto il profilo televisivo, nuovi spazi per il racconto. Ad andare con le Panda da Venezia a Pechino per rifare in chiave moderna la strada percorsa da Marco Polo. Scoprendo le quattro ruote come mezzo di locomozione e di rappresentazione televisiva. Poi nel 1989 con la Itala, macchina vecchia di ottant'anni che aveva vinto il primo raid Pechino-Parigi, rifeci il percorso trasmesso con successo in tredici puntate su RaiUno. Capii che potevo inventare qualche cosa. Visto che nel periodo delle Colombiadi molti andavano in America col jet e Colombo vi era andato in nave, allora io volli andare via terra. Overland ha quindi avuto questi presupposti. Dato che la prima esperienza con questi camion fu fortunata, da Roma a New York, proseguii il viaggio e il giro del mondo.

Tra i tanti Paesi visitati in quale ha riscontrato maggiore interesse e sensibilità per la carovana di Overland?

In tutti. Certo, nelle Repubbliche centro-asiatiche, scarsamente popolate, come il Tagikistan nel '99, siamo stati visti un po' con il punto interrogativo. Ma non c'è stata paura, solo qualche tensione.

L'episodio più drammatico e il più curioso capitato durante le centinaia di migliaia di chilometri in viaggio?

Il più drammatico in Yemen, Overland5 nel '99, quando non ci siamo fermati perché volevano assalirci. Io ero sull'ultimo camion e l'autista ha cercato di travolgere quelli che, armati, ci sparavano. Poi abbiamo accelerato e gli assalitori, essendo in una gola, non hanno potuto far niente. Uno dei momenti più difficili l'ho vissuto in Overland12 nel 2010 insieme a mio figlio Filippo, ormai capospedizione anche lui: un mese bloccati nel fango dell'Etiopia, senza viveri né acqua. Scoprite come ne siamo usciti: cliccate qui.
Bisogna tener presente che Overland è la somma di avventura, tecnologia e solidarietà. Per questo, tra gli episodi curiosi, ricordo quando, avendo portato un carico di matite in una sorta di scuola palestinese, siamo stati accolti da trionfatori. Ed anche quando in Arabia Saudita, Paese straordinariamente ricco, ci hanno offerto il tè in tazzine d'oro massiccio.

Overland si fa portavoce dei diritti dei bambini troppo spesso costantemente violati. Cosa possono fare i mezzi di comunicazione per questo gravissimo problema?

Noi abbiamo rappresentato l'Unicef all'interno delle prime trasmissioni, rimarcandone la presenza e i progetti grazie alla collaborazione di Rai e Sipra. Anche per merito della promozione che abbiamo fatto, inserendo l'indirizzo cui inviare i contributi, abbiamo contributo alla raccolta di oltre due miliardi. Da quanto ho visto in alcuni Paesi come Iraq, Afghanistan, Brasile ecc, bisogna aiutare i bambini con i soldi. Certo è necessaria anche la volontà politica.Il consiglio quindi che posso dare è rimarcare il fatto che la difesa dei diritti dei bambini passa attraverso organizzazioni internazionali valide.
Con l'Overland12 e l'Overland16 portiamo in giro per il mondo CinemArena, il cinema solidale itinerante della Cooperazione Italiana allo Sviluppo.

Cosa pensa di Internet e quale rapporto ha col computer?

Il mio rapporto col computer è nullo, perché a malapena riesco a comporre il numero sul telefonino e distinguerlo dalla calcolatrice. Il discorso a parer mio importante è che Internet può dare una dimensione internazionale a qualunque persona collegandola con altre in tutto il mondo. Internet può fare molto anche per i bambini, nel bene e nel male.

Progetti futuri con la Rai?

Per adesso non ne parliamo. Comunque qualcosa in progetto ogni anno c'è.